MUSEO DELLA CIVILTà CONTADINA A SAN MAGNO
Esther Tattoli Architetto
- ANNO: 2026
- TIPOLOGIA: RESTAURO
- COMMITTENTE: PRIVATO
- LOCALITÀ: CORATO - BA
L’edificio in oggetto è parte di un sistema complesso di cui costituiva l’antica “varrata” annessa alle stalle della masseria: è situato in agro del comune di Corato nei pressi della chiesetta Neviera, e rientra interamente all’interno del Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Tutta l’area di San Magno in cui si inserisce l’edificio oggetto di intervento, in origine costituiva tipologicamente un “Sistema in Rete”, in particolare un “sistema di poste, jazzi ed elementi accessori legati all’attività pastorizia”. L’immobile assume un valore storico importante come testimonianza della cultura rurale di una civiltà che basava la propria vita economica e quotidiana sul rapporto con la natura e con gli animali in un modo diretto, oggi lo definiremmo “sostenibile”. L’importanza della efficienza del lavoro degli animali e della stretta relazione con quello dell’uomo risulta ancora più evidente dalla cura che si aveva di quegli animali, perché il loro benessere rappresentava il benessere dell’uomo. Questo luogo testimonia una dimensione del vivere, partendo da un concetto di paesaggio considerato non come una semplice sommatoria di oggetti naturali, ma come una serie di sistemi di elementi e di relazioni (spaziali, funzionali, ecologico-ambientali, visive, simboliche etc.), che si sono susseguiti e intrecciati nel corso dei secoli sullo stesso territorio, il valore storico culturale di tale immobile.
Si è pertanto recuperato questo luogo già fortemente identitario con l’idea di utilizzarlo quale “museo della civiltà contadina”, dove collocare i mezzi di trasporto e strumenti del lavoro degli uomini e degli animali nei campi e mezzi di trasformazione tradizionali per la raccolta e la cernita del grano e la trasformazione dell’uva in mosto. L’idea del museo nasce proprio dalla volontà di trasferire l’immagine del paesaggio rurale, visto come “terra di lavoro”, ossia come “paesaggio nato dalla trasformazione a fini produttivi della terra”, come “Paesaggio del Lavoro umano”.
Gli interventi previsti, ispirati al principio del minimo intervento, sono stati orientati verso scelte di materiali compatibili con la struttura esistente, di derivazione locale, e tecniche tradizionali. La innovatività del progetto sta proprio in questa attenta lettura del passato e riproposizione di tecniche tradizionali, se si considera che nel territorio per anni si sono riproposti interventi di recupero impropri, che hanno di fatto negato l’identità dei luoghi.
E’ stata realizzata una nuova copertura in travi di fiume come orditura principale, con una orditura secondaria di travetti, sormontati da tavolato in legno e pacchetto coibentato in fibra di legno, mentre il manto è composto da coppi in cotto, in parte recuperati a seguito di precedenti interventi. Oltre alle necessarie lavorazioni di recupero sulle murature esistenti, è stata recuperata la grande apertura del vano di accesso, rimuovendo la trave impropria in conglomerato, e ricostruendo l’apertura con forme e dimensioni analoghe a quelle delle aperture presenti nei vani della masseria adiacenti alla “varrata”, utilizzando elementi in pietra di recupero in parte trovati in situ e la vecchia centina, già utilizzata per gli interventi di ripristino di alcune aperture della masseria, durante i lavori eseguiti alcuni decenni scorsi.
Sono stati previsti infine degli interventi di manutenzione straordinaria del piccolo corpo annesso, procededendo alla sostituzione delle finiture esterne, con intonaco a calce dai colori chiari, utilizzando materiali compatibili con la struttura in tufo del vano ed il contesto in cui è inserito, valorizzando le due piccole aperture basse tompagnate, da cui anticamente passavano gli ovini per la mungitura, prima di tornare nello jazzo adiacente.
- PROGETTISTI
- PROGETTISTA ARCHITETTONICO E D.L.: Arch. Esther Tattoli
- PROGETTISTA STRUTTURALE: Ing. Miriam Maldera
- COLLABORATORI
- Architetto Valentina Bucci
Esther Tattoli Architetto
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